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la scheda completa - 29 gennaio 2007
 
  puntata 11 - charles darwin
la rivoluzione di un borghese
 
     
 
 
     
 
Charles DarwinGiunto alla sua undicesima puntata, Historycast decide di navigare sul Beagle, il mitico brigantino di Charles Darwin, in un settore molto particolare delle discipline storiche: quello dedicato alla scienza e ai suoi protagonisti. E lo fa con la vela maestra, trattando di una persona, Charles Darwin appunto, che ha rivoluzionato per sempre il modo in cui l’uomo guarda al mondo, a sé stesso e al suo passato. Sempre e comunque le scoperte scientifiche hanno avuto – e avranno in futuro – un effetto concreto sulla vicenda umana, sulla vita quotidiana come sulla mentalità. La Teoria dell’Evoluzione di Charles Darwin, tuttavia, ha contenuto fin dall’inizio una carica eversiva senza paragoni. Questa forza dirompente la si deve al fatto che ha spiegato per la prima volta non solo la varietà delle forme naturali, animali e vegetali, ma il processo che le ha rese quello che sono oggi. In sostanza è riuscita a stabilire un punto fermo sull’origine dell’uomo (in quanto animale), e quindi della sua storia. Sul Beagle evidentemente non ci è salito né uno studioso maturo, né un rivoluzionario materialista: ma alla fine del viaggio da quel brigantino scende uno scienziato coscienzioso e prudente, che non ritiene più la Bibbia un testo adatto a spiegare l'incredibile varietà della natura e che è ormai certo che le specie abbiano mutato e continuino a mutare nel corso del tempo, anche se non sa bene come. Almeno due delle tre domande che l’umanità si pone da millenni – chi siamo? e da dove veniamo? – hanno avuto da Charles Darwin una convincente risposta. Strettamente biologica, scientifica, materialista, ma una risposta che ha rivoltato come un calzino buona parte della mentalità dell’epoca e che ha gettato le menti più aperte e ricettive all’inseguimento dell’altro quesito: dove andiamo?
 
     
 
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storiusando
 
  # 04 - la decorazione dei soldati di srebrenica
una medaglia per dimenticare
 
     
 
 
     
 

i resti di una vittima di SrebrenicaIl 4 dicembre 2006 il governo olandese ha premiato con una onorificenza militare i soldati del battaglione Dutchbat III. L'evento, passato in maniera soft tra i media olandesi e praticamente non registrato da quelli italiani, è rimbalzato in Rete solo nelle pagine delle associazioni pacifiste, e per un motivo ben preciso: il battaglione Dutchbat III, infatti, è stato quello che ha avuto la tutela di Srebrenica, una piccola enclave musulmana in Bosnia, dietro mandato dall'ONU dal gennaio al luglio 1995, quando ha lasciato la città in mano ai Serbi, consentendo così l'avverarsi il massacro più efferato avvenuto in Europa dalla fine della Seconda Guerra Mondiale. I soldati olandesi non hanno semplicemente lasciato campo libero alle truppe serbe in arrivo, ma nei giorni precedenti avevano disarmato tutti coloro che si erano posti a difesa della città, senza fare altrettanto con le famigerate formazioni assassine delle Tigri di Arkan, delle Aquile di Mladic e delle unità dell'esercito federale jugoslavo. C'è inoltre il forte sospetto, non provato con certezza, che siano stati loro a dare alle truppe di Mladic gli automezzi targati ONU con cui i soldati serbi sono entrati l'11 luglio a Srebrenica, mascherandosi così da agnelli prima di aprire le fauci. Srebrenica (e la sua tragedia) merita ben più che poche parole nella nostra rubrica, tuttavia ci sembrava giusto segnalare, questa volta, non un uso strumentale della Storia, ma una altrettanto strumentale operazione di rimozione del passato, di un passato evidentemente assai scomodo. Quello che è successo undici anni fa a Srebrenica è ormai noto a tutti, il Tribunale Internazionale dell’Aja per la ex Jugoslavia lo ha definito infatti un genocidio. Allora perchè decorare soldati che avrebbero dovuto difendere la popolazione inerme e che invece non hanno fatto nulla perchè il peggio accadesse? Le risposte del governo olandese, vaghe e pacate, hanno riguardato la necessità di riabilitare i soldati del Dutchbat III, sottoposti per troppo tempo alla gogna mediatica. I giornali e le televisioni hanno fatto buona eco a questa posizione: spingendo con brevi editoriali e veloci dibattiti a considerare la scarsa responsabilità dei singoli soldati e a valutare come opportuna una generale riconciliazione. La medaglia è stata quindi, in questo caso, funzionale non all'esaltazione di un atto passato, ma alla sua assoluzione collettiva. Un modo per dire sì, siamo colpevoli, ma in fondo non possiamo rimanerlo per sempre. Meglio rimuovere il senso di colpa e andare avanti. La medaglia appuntata dal ministro olandese della Difesa Henk Kamp sul petto del colonnello del battaglione Dutchbat III, Thom Karremans – lo stesso che consegnò a Mladic un regalo per lui e per sua moglie il giorno della caduta di Srebrenica –, non sposta di una virgola quello che il mondo sa della strage di Srebrenica, né impedirà agli storici contemporanei, olandesi o meno, di investigare su quel terribile episodio. È un buon esempio, tuttavia, di quanto un governo riesca ad annusare l'aria che tira, a registrare i bisogni della gente. E il bisogno della maggior parte degli olandesi oggi è quello di dimenticare.

 
     
 
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dati tecnici
 
 
 
     
 
file originale 11-darwin.mp3
 
     
 
dimensioni 27,47 Mb
 
     
 
durata 30'00"
 
     
 
 
 
     
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