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la scheda completa - 2 luglio 2007
 
  puntata 14 - walt disney
re dei bambini o principe nero di hollywood?
 
     
 
 
     
 

Walt Disney - copyrught Michael KalishChi non conosce Walt Disney, il creatore di Topolino e Paperino, di film come Biancaneve e i sette nani, Pinocchio e Fantasia, dei mirabolanti parchi giochi, meta di milioni di persone ogni anno? Un uomo che ha costruito dal nulla un'incredibile industria del divertimento, vivendo in pieno le contraddizioni e le trasformazioni dell'America del Ventesimo secolo. Una biografia fatta di tante luci ma, come spesso accade, anche di molte, inquietanti ombre. Walt Disney è infatti l’archetipo del self-made man americano, un ragazzo di provincia che crea dal nulla un impero a forza di tenacia e di impegno. Ma anche un uomo che ha avuto un'infanzia infelice, segnata dal sospetto di essere stato adottato, di aver perso la vera madre a favore di un padre violento, ottuso e dispotico. Esperienze che, in età adulta, lo portano ad avere turbe psicologiche e comportamentali: tic maniacali, impotenza sessuale e crisi nervose, dipendenza dall’alcool. Senza contare il suo coinvolgimento nel Partito Nazista americano, la sua attività come spia dell'FBI in pieno maccartismo contro i colleghi sospettati di essere comunisti, la sua avversione verso gli ebrei e il suo tenace impegno antisindacale. Ma come? lo zio d’America, il creatore di sogni amato da tutti i bambini era un disturbato mentale? Dietro quel sorriso simpatico contornato da affascinanti baffetti si nascondeva un razzista e un reazionario? Ma allora chi era il vero Walt Disney? Difficile dirlo. Ciò che si può tranquillamente affermare è che l’eterna giovinezza dei suoi capolavori non si spiega con il solo genio, né con le innovazioni tecniche, né tantomeno con la qualità del disegno o con la perfetta rispondenza tra i messaggi veicolati e le richieste dell'America della prima metà del Novecento. Nel mix di fattori che produce un capolavoro c’è ovviamente dell’altro. È questo il tema della quattordicesima puntata di Historycast.

 
     
 
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storiusando
 
  # 07 - l'oggettività nella storia
i numeri possono essere un'opinione
 
     
 
 
     
 

Potocari - copyright Ciro CortellessaQualche puntata fa è nata una simpaticissima polemica in Rete innescata da un ascoltatore dell’Aquila, Pasquale, di professione fisico. Oggetto è il carattere troppo soggettivo della storia che, secondo Pasquale, può invece presentare aspetti più che oggettivi, ossia numerici, come a esempio – e cito – i morti ammazzati in una epurazione, le date di alcuni eventi, o la quantità di cibo a disposizione. Alla mia obiezione che molto spesso, anzi quasi sempre, gli storici non hanno la possibilità di avere cifre esatte su un determinato fenomeno, come ad esempio il numero di morti di un attentato, l’animo matematico di Pasquale ha positivamente ribattuto che se i numeri delle vittime appaiono diversi a seconda della fonte, significa che qualcuna delle fonti consultate è scorretta o falsa. Siccome la discussione mi pare molto interessante, ho pensato di proseguirne un pezzo pubblicamente. Dividerei la questione in due, anche se poi sostanzialmente il problema è sempre lo stesso che è quello della soggettività del punto di vista. Rimanendo sul tema, un po’ macabro ma efficace, del numero dei morti di un eccidio, concordo sul fatto che i morti sono una cosa oggettiva. Su questo non ci piove. Inoltre un cadavere è un cadavere e non due o tre. E in alcuni casi, rari, spesso abbastanza ininfluenti per chi racconta la storia, il numero è esatto. A esempio quando cade un aereo di linea per un incidente casuale. Ma ovviamente non è di questo che stiamo parlando. L’aereo potrebbe invece essere quello che porta un gruppo di politici importanti, l’attentato quello del Word Trade Center, l’eccidio quello dei musulmani bosniaci a Srebrenica o degli gli italiani nelle foibe. Ecco che allora le cose si complicano enormemente. Io sono una storica e non un medico patologo a cui si chiede di rimettere insieme i resti di una fossa comune. Io sono la persona che interroga il medico patologo e che poi deve mettere insieme i dati raccolti per dire quanti sono stati gli uccisi non in quella fossa, ma in quel frangente storico. Allora, pur rimanendo all’interno di una metodologia onesta intellettualmente, dovrò fissare dei criteri. Quando faccio iniziare l’evento? Qual’è il primo morto di Srebrenica? Qual’è il primo infoibato? Se gli archivi dell’anagrafe sono stati bruciati, come faccio a calcolare il numero dei morti? Rimanendo in Bosnia e alla tragedia di Srebrenica, fino a oggi circa 6.000 vittime sono state ritrovate fra i boschi e in fosse comuni; dalle denunce dei familiari degli scomparsi si stima che le vittime siano però più di 7.000, ma altri – contando sul fatto che le famiglie sterminate totalmente non hanno parenti in vita che possano denunciarne la scomparsa – pensano che la cifra possa salire a oltre 10.000. Nel Cimitero Memoriale di Potocari ne sono sepolte oggi poco meno di 3.000, mentre oltre 4.000 corpi aspettano ancora l’identificazione del DNA per la sepoltura. Ma come li contiamo i frammenti d’osso, i denti e i brandelli di vestiti che ancora si incontrano se attraversiamo i sentieri intorno a Srebrenica? Ma ammettiamo pure di arrivare a una cifra per noi – storici – certa, quanto meno più che plausibile: nelle condizioni attuali sarà accettata dal governo serbo-bosniaco? E dal Tribunale Internazionale dell’Aja? E dal governo serbo - croato - musulmano della Bosnia? C’è da scommettere (e infatti va proprio così) che ognuno punterà al ribasso o al rialzo di quei numeri secondo l’interpretazione della storia che gli farà più comodo adottare, utilizzando a questo proposito altri storici che prendono in considerazione – legittimamente – altri criteri e sempre rimanendo entro i confini di una metodologia abbastanza rigorosa. Alla faccia dell’oggettività. Diverso invece è il discorso quando il rigore viene meno e la disonestà intellettuale impera. Allora sì che non tanto i numeri esatti, ma i grandi numeri o le evidenze chiare possono avere oggettivamente un peso. A chi, a esempio, sostiene l’inesistenza dell’Olocausto i mezzi e i modi per elencare uno per uno i milioni di nomi di ebrei sterminati esistono. E in questi casi è sempre bene tirarli fuori.

 
     
 
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link di approfondimento
 
 
 
     
 
Autori Vari - Wikipedia
Walt Disney
 
     
 
Marco Mocchi - Intercom
La fantascienza e Walt Disney
 
     
 
Autori Vari - Il potere e la gloria
Walt Disney
 
     
 
Autori Vari - Just Disney
Walt Disney, biography
 
     
 
Autori Vari - Answers.com
Walt Disney
 
     
 

 
 
bibliografia consigliata
 
 
 
     
 
Walt Disney . Il principe nero di Hollywood
di Marc Eliot - Bompiani, Milano 2004 - (scheda)
 
     
 
Walt Disney e l'impero disneyano
di Franco Fossati - Editori Riuniti, Roma 1986
 
     
 
Il Medioevo secondo Walt Disney. Come l'America ha reinventato l'età di mezzo
di Matteo Sanfilippo - Castelvecchi, Roma 1988 - (scheda)
 
     
 
Walt Disney. Prima stella a sinistra
di Mariuccia Ciotta - Bompiani, Milano 2004 - (scheda)
 
     
 
Camerata Topolino. L'ideologia di Walt Disney
di Alessandro Barbera - Nuovi Equilibri, Milano 2001 - (scheda)
 
     
 
Celebration, la città perfetta. L'utopia urbanistica finanziata dalla Disney
di Andrew Ross - Arcana, Roma 2002 - (scheda)
 
     
 

 
 
link musicali (licenza creative commons)
 
 
 
     
 
Slow Train
dei Nashville Session Players - (scheda podmusic)
 
     
 
Daddy Eyes
di Jake Cooco - (scheda podmusic)
 
     
 
Out in the Rain
di Bree Demoss - (scheda podmusic)
 
     
 
A Tune for Taylor
di Ian Rushton - (scheda garageband)
 
     
 
Daughters of History
dei Morning Spy - (scheda podmusic)
 
     
 

 
 
brani musicali originali (frammenti a scopo documentativo)
 
 
 
     
 
Mickey Mouse's Whistle
da Stemboat Willie (1928)
 
     
 
Who's Afraid of the Big Bad Wolf
da The Three Little Pigs (1933)
 
     
 
Mickey Mouse Club Theme Song
da Mickey Mouse Club (1950-1959)
 
     
 
Once Upon a Dream
da Sleeping Beauty (1959)
 
     
 

 
 
dati tecnici
 
 
 
     
 
file originale 14-disney.mp3
 
     
 
dimensioni 27,47 Mb
 
     
 
durata 30'00"
 
     
 
 
 
     
  copyright