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  a tutto il 7 Settembre, 2008 historycast è stata scaricata 224.284 volte .......la  ventesima puntata di historycast sarà regolarmente online nel mese di ottobre 2008
   
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new 16 agosto 2008
 
  puntata 19 - i giusti
il ruolo dell'individuo negli avvenimenti della storia
 
     
 
 
     
 

Karen JeppeQuesta puntata parliamo di Giusti, uomini e donne, cioè, che con il loro comportamento hanno salvato la vita di molte persone. Grande coraggio, profondo senso della giustizia, irrinunciabili imperativi morali... chissà cosa ha veramente convinto uomini e donne cosiddetti comuni a rischiare la propria stessa esistenza per aiutare perfetti sconosciuti? Cosa avrà spinto, per esempio, l'italiano Giorgio Perlasca a sottrarre, durante la Seconda Guerra Mondiale, dai campi di concentramento nazisti (e quindi dalla morte quasi sicura) migliaia di ebrei ungheresi? E quali pensieri avrà mai avuto la danese Karen Jeppe che, con il suo comportamento, riuscì a nascondere molti uomini e molte donne armeni dopo il 1915, costretti dal governo turco di allora alla deportazione dall'Anatolia verso i deserti della Siria e della Mesopotamia attraverso le famigerate marce della morte? E che cosa, infine, attraversò la mente di Dimitar Peshev, il vicepresidente del Parlamento bulgaro durante l'ultimo conflitto mondiale che mobilitò il suo paese contro le leggi razziali, riuscendo a far revocare l'ordine della deportazione contro i propri connazionali di religione ebrea? Parliamo, in altre parole, di coloro che, guardandoli da lontano, appaiono come piccoli scogli affioranti dalla superficie di un fiume in piena. Argini incrollabili, a cui però solo pochi riescono ad attaccarsi, incredibilmente forti ma incapaci di arrestare la corrente. Ma qual è stato, in concreto, il loro ruolo nel corso degli avvenimenti? Possiamo, in altre parole, dire che i Giusti sono stati davvero importanti nella storia? Che dobbiamo ricordarci di loro? Può una piccola vicenda personale diventare lo spiraglio per una migliore comprensione di un fenomeno nella sua interezza?

 
     
 
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25 giugno 2008
 
  puntata 18 - pericle
fu vera democrazia?
 
     
 
 
     
 

PericleNoi abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia quelle dei vicini, e non solo non imitiamo gli altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio a qualcuno. La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema politico è democrazia, perché nell'amministrazione si qualifica non rispetto ai pochi, ma rispetto alla maggioranza: vige però per tutti di fronte alle leggi, l'assoluta equità di diritti nelle vicende dell'esistenza privata; e dall'altra si costituisce una scala di valori fondata sulla stima che ciascuno sa suscitarsi intorno, per cui, eccellendo in un determinato campo, può conseguire un incarico pubblico, in virtù delle sue capacità reali, più che nell'appartenenza a una fazione politica. Di contro, se si considera il caso di un cittadino povero, ma capace di operare un ufficio utile allo Stato, non gli sarà d'impedimento la modestia della sua condizione. Questo brano, assai famoso per chi ama la storia antica, è una piccola parte del monologo che il grande statista ateniese Pericle avrebbe pronunciato nel 430 a. C. per ricordare i caduti della città dopo un anno di guerra con Sparta. Un monologo, tra l'altro, recuperato e messo in scena nel 2002 anche dal noto comico italiano Paolo Rossi in una sua fortunata (e molto chiacchierata, a causa di una censura subita ad opera di una trasmissione della RAI) tournée. Risale proprio a quel periodo – devo confessarlo – una mia personale curiosità su Pericle e sulla nascita della democrazia, che oggi ho l'occasione di approfondire anche per gli ascoltatori di Historycast. In sostanza le domande che mi affascinano sono le seguenti: quanto era democratico Pericle? In che misura possiamo ritenere fondatrici le norme di governo varate nell'Atene del V secolo, rispetto alla nostra attuale visione democratica?

 
     
 
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17 aprile 2008
 
  puntata 17 - dracula
la dubbia storia di vlad III l'impalatore
 
     
 
 
     
 

ritratto di Vlad III l'Impalatore (Dracula)«Invitò a casa sua tutti i signori e nobili del paese. Quando il pranzo ebbe fine si rivolse al più anziano e gli chiese quanti principi che avessero regnato nel paese si ricordasse. L’uomo rispose quel che sapeva; poi interrogò gli altri, giovani e vecchi. Uno rispose 50, un altro 30, e nessuno era abbastanza giovane per ricordarsene meno di 7. Allora fece impalare tutti quei signori, che erano in numero di 500». Questo brano, racconta una delle tante atrocità che avrebbe commesso Vlad III Zepes, più noto come Dracula, Voivoda di Valacchia nella seconda metà del Quattrocento. Con Vlad-Dracula Historycast cerca di capire come un principe di uno stato cristiano, europeo, della prima età moderna, sia potuto diventare l’archetipo del tiranno crudele, il simbolo del Male assoluto fino a trasformarsi nel vampiro del celebre romanzo di Bram Stoker. La domanda non è se Vlad Dracula fosse veramente cattivo, ma chi ce lo ha raccontato così e perché? E ancora: si può usare il termine cattivo in storia? Le risposte non sono facili, non solo perché la percezione di ciò che è “male” è mutata moltissimo nei secoli, ma anche perché la figura di Vlad III è stata oggetto di molte letture e altrettanti giudizi. Tiranno pazzo e crudele, serial killer, ma anche modello di sovrano giusto e severo, addirittura eroe. Basti pensare al nome stesso, Dracula, le cui origini sono tuttora fonte di dibattito: per alcuni deriverebbe dall’Ordine del Dragone, in cui militava il padre; per altri dal romeno "drac", che significa "diavolo"; altri ancora lo fanno discendere dal termine - sempre romeno - "drag", ovvero "caro, amato". Ma se "beneamato" non pare proprio un aggettivo plausibile, possiamo usare “cattivo”? Sembra piuttosto che con Vlad ci troviamo lontani dai luoghi comuni che vogliono che un uomo sia buono o cattivo, pio o blasfemo, leale o traditore. Ma certamente è stato raccontato così.

 
     
 
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new 13-08-2008 - podcast un uomo solo al comando
03 - mexico '68
giochi di record, giochi di sangue
 
 
 
 
     
 

Peter Norman, Tommie Smith e John Carlos sul podioCittà del Messico, sabato 12 ottobre 1968. Sono passati dieci giorni dalla strage di Piazza delle Tre Culture, dove esercito e polizia hanno massacrato centinaia di studenti che manifestavano pacificamente. Nel torrido pomeriggio d’inizio autunno Queta Sotero, velocista di Mexicali, accende il tripode dello Stadio Olimpico. La cronaca di una delle più belle e controverse Olimpiadi di sempre, con grandi campioni, record incredibili e irrefrenabili istanze politiche, come quella che portò alcuni atleti a compiere una clamorosa protesta.

 
     
 
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