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16 agosto 2008 |
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puntata
19 - i giusti
il ruolo dell'individuo negli avvenimenti della storia |
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Questa
puntata parliamo di Giusti, uomini e donne, cioè, che con il
loro comportamento hanno salvato la vita di molte persone. Grande coraggio,
profondo senso della giustizia, irrinunciabili imperativi morali...
chissà cosa ha veramente convinto uomini e donne cosiddetti comuni
a rischiare la propria stessa esistenza per aiutare perfetti sconosciuti?
Cosa avrà spinto, per esempio, l'italiano Giorgio Perlasca a
sottrarre, durante la Seconda Guerra Mondiale, dai campi di concentramento
nazisti (e quindi dalla morte quasi sicura) migliaia di ebrei ungheresi?
E quali pensieri avrà mai avuto la danese Karen Jeppe che, con
il suo comportamento, riuscì a nascondere molti uomini e molte
donne armeni dopo il 1915, costretti dal governo turco di allora alla
deportazione dall'Anatolia verso i deserti della Siria e della Mesopotamia
attraverso le famigerate marce della morte? E che cosa, infine,
attraversò la mente di Dimitar Peshev, il vicepresidente del
Parlamento bulgaro durante l'ultimo conflitto mondiale che mobilitò
il suo paese contro le leggi razziali, riuscendo a far revocare l'ordine
della deportazione contro i propri connazionali di religione ebrea?
Parliamo, in altre parole, di coloro che, guardandoli da lontano, appaiono
come piccoli scogli affioranti dalla superficie di un fiume in piena.
Argini incrollabili, a cui però solo pochi riescono ad attaccarsi,
incredibilmente forti ma incapaci di arrestare la corrente. Ma qual
è stato, in concreto, il loro ruolo nel corso degli avvenimenti?
Possiamo, in altre parole, dire che i Giusti sono stati davvero importanti
nella storia? Che dobbiamo ricordarci di loro? Può una piccola
vicenda personale diventare lo spiraglio per una migliore comprensione
di un fenomeno nella sua interezza?
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25
giugno 2008 |
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puntata
18 - pericle
fu vera democrazia? |
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Noi
abbiamo una forma di governo che non guarda con invidia quelle dei vicini,
e non solo non imitiamo gli altri, ma anzi siamo noi stessi di esempio
a qualcuno. La parola che adoperiamo per definire il nostro sistema
politico è democrazia, perché nell'amministrazione si
qualifica non rispetto ai pochi, ma rispetto alla maggioranza: vige
però per tutti di fronte alle leggi, l'assoluta equità
di diritti nelle vicende dell'esistenza privata; e dall'altra si costituisce
una scala di valori fondata sulla stima che ciascuno sa suscitarsi intorno,
per cui, eccellendo in un determinato campo, può conseguire un
incarico pubblico, in virtù delle sue capacità reali,
più che nell'appartenenza a una fazione politica. Di contro,
se si considera il caso di un cittadino povero, ma capace di operare
un ufficio utile allo Stato, non gli sarà d'impedimento la modestia
della sua condizione. Questo brano, assai famoso per chi ama la
storia antica, è una piccola parte del monologo che il grande
statista ateniese Pericle avrebbe pronunciato nel 430 a. C. per ricordare
i caduti della città dopo un anno di guerra con Sparta. Un monologo,
tra l'altro, recuperato e messo in scena nel 2002 anche dal noto comico
italiano Paolo Rossi in una sua fortunata (e molto chiacchierata, a
causa di una censura subita ad opera di una trasmissione della RAI)
tournée. Risale proprio a quel periodo – devo
confessarlo – una mia personale curiosità su Pericle e
sulla nascita della democrazia, che oggi ho l'occasione di approfondire
anche per gli ascoltatori di Historycast. In sostanza le domande che
mi affascinano sono le seguenti: quanto era democratico Pericle?
In che misura possiamo ritenere fondatrici le norme di governo varate
nell'Atene del V secolo, rispetto alla nostra attuale visione democratica?
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17
aprile 2008 |
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puntata
17 - dracula
la dubbia storia di vlad III l'impalatore |
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«Invitò
a casa sua tutti i signori e nobili del paese. Quando il pranzo ebbe
fine si rivolse al più anziano e gli chiese quanti principi che
avessero regnato nel paese si ricordasse. L’uomo rispose quel
che sapeva; poi interrogò gli altri, giovani e vecchi. Uno rispose
50, un altro 30, e nessuno era abbastanza giovane per ricordarsene meno
di 7. Allora fece impalare tutti quei signori, che erano in numero di
500». Questo brano, racconta una delle tante atrocità
che avrebbe commesso Vlad III Zepes, più noto come Dracula, Voivoda
di Valacchia nella seconda metà del Quattrocento. Con Vlad-Dracula
Historycast cerca di capire come un principe di uno stato cristiano,
europeo, della prima età moderna, sia potuto diventare l’archetipo
del tiranno crudele, il simbolo del Male assoluto fino a trasformarsi
nel vampiro del celebre romanzo di Bram Stoker. La domanda non è
se Vlad Dracula fosse veramente cattivo, ma chi ce lo ha raccontato
così e perché? E ancora: si può usare
il termine cattivo in storia? Le risposte non sono facili,
non solo perché la percezione di ciò che è “male”
è mutata moltissimo nei secoli, ma anche perché la figura
di Vlad III è stata oggetto di molte letture e altrettanti giudizi.
Tiranno pazzo e crudele, serial killer, ma anche modello di
sovrano giusto e severo, addirittura eroe. Basti pensare al nome stesso,
Dracula, le cui origini sono tuttora fonte di dibattito: per alcuni
deriverebbe dall’Ordine del Dragone, in cui militava
il padre; per altri dal romeno "drac", che significa "diavolo";
altri ancora lo fanno discendere dal termine - sempre romeno - "drag",
ovvero "caro, amato". Ma se "beneamato" non pare
proprio un aggettivo plausibile, possiamo usare “cattivo”?
Sembra piuttosto che con Vlad ci troviamo lontani dai luoghi comuni
che vogliono che un uomo sia buono o cattivo, pio o blasfemo, leale
o traditore. Ma certamente è stato raccontato così.
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le
puntate precedenti |
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13-08-2008 - podcast un uomo solo al comando
03 -
mexico '68
giochi di record, giochi di
sangue |
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Città
del Messico, sabato 12 ottobre 1968. Sono passati dieci giorni dalla
strage di Piazza delle Tre Culture, dove esercito e polizia
hanno massacrato centinaia di studenti che manifestavano pacificamente.
Nel torrido pomeriggio d’inizio autunno Queta Sotero, velocista
di Mexicali, accende il tripode dello Stadio Olimpico. La cronaca di
una delle più belle e controverse Olimpiadi di sempre, con grandi
campioni, record incredibili e irrefrenabili istanze politiche, come
quella che portò alcuni atleti a compiere una clamorosa protesta.
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 abbonati
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