«Essendo che tu, Galileo [...] dell'età tua d'anni 70, fosti denunziato del 1615 in questo S.o Off.o, che tenevi come vera la falsa dottrina, da alcuni insegnata, ch'il Sole sia centro del mondo e imobile, e che la Terra si muova anco di moto diurno; ch'avevi discepoli, a' quali insegnavi la medesima dottrina [...];
ma volendosi per allora procedere teco con benignità, fu decretato [...] che tu dovessi [...] lasciar detta opinione falsa, e ricusando tu di ciò fare, che dal Comissario di S. Off.io ti dovesse esser fatto precetto di lasciar la detta dotrina, e che non potessi insegnarla ad altri [...] e avendo tu promesso d'obedire, fosti licenziato.
E essendo ultimamente comparso qua un libro [...], la cui inscrizione mostrava che tu ne fosse l'autore, dicendo il titolo Dialogo di Galileo Galilei delli due Massimi Sistemi del mondo, Tolemaico e Copernicano; ed informata appresso la Sacra Congre.ne che con l'impressione di detto libro ogni giorno più prendeva piede e si disseminava la falsa opinione del moto della terra e stabilità del Sole; fu il detto libro diligentemente considerato, e in esso trovata espressamente la transgressione del predetto precetto che ti fu fatto.
Invocato dunque il S.mo nome di N. S.re Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre Vergine Maria [...] pronunziamo, sentenziamo e dichiaramo che tu, Galileo sudetto, per le cose dedotte in processo e da te confessate come sopra, ti sei reso [...] veementemente sospetto d'eresia, cioè d'aver tenuto e creduto dottrina falsa e contraria alle Sacre e divine Scritture.
E acciocché questo tuo grave e pernicioso errore e transgressione non resti del tutto impunito ordiniamo che per publico editto sia proibito il libro de' Dialoghi di Galileo Galilei. Ti condaniamo al carcere formale in questo S.o Off.o ad arbitrio nostro [...] riservando a noi facoltà di moderare, mutare o levar in tutto o parte, le sodette pene e penitenze».
Questa sentenza, emanata il 22 giugno 1633 contro uno dei più grandi scienziati mai vissuti, e di cui vi ho letto solo una parte, è un'ottima base di partenza per ragionare un po' sull'Inquisizione.
Apparentemente, ma solo apparentemente, la sua lettura è semplice. Fin troppo lineare e coerente nel perseguire una logica che a noi oggi suona completamente assurda: impedire con la forza la diffusione di una teoria scientifica solo perché contraria a testi antichissimi, ma ritenuti vergati da mano divina.
Ne consegue, sempre sulla scorta di una deduzione elementare, che il tribunale che la emanò, la Congregazione della Sacra Romana e universale Inquisizione o Sant'Uffizio, era un ente cieco, oscurantista, arbitrario e crudele. Non è un caso che la voce Inquisizione del dizionario Devoto-Oli reciti così: «Inchiesta speciale, svolta con una procedura arbitraria o ad ogni modo lesiva dei diritti, della libertà, della dignità dell'individuo [...] simbolo di zelo ipocrita e spietato».
Detto questo non sembra necessario metterci altri carichi - per altro ben noti - sul fardello storico dell'Inquisizione: la tortura usata con sistematicità, la censura su gran parte delle pubblicazioni, il controllo capillare delle coscienze attuato con diversi mezzi, la crudezza delle condanne (pur sotto il pudico velo del braccio secolare).
Ma è questa l'Inquisizione? O meglio, è solo questa l'Inquisizione?
Se sospendiamo per un attimo il nostro giudizio sulla sentenza contro Galileo e rileggiamo il testo senza soffermarci sull'oggetto (il sistema copernicano) o il valore della vittima, siamo in grado di notare tutta una serie di cose che forse prima - distratti da una pur comprensibile indignazione - ci erano sfuggite.
Come per esempio il fatto che il processo [...]
[continua in audio]
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