20/12/2009
Natale e storia
Siamo vicinissimi al Natale e ci pareva allora giusto dedicare qualche riga a questo antichissimo “uso della storia”. Ci riferiamo al ben noto recupero strumentale da parte della liturgia cristiana di un insieme di festività a loro volta ricchissime di passato. Sappiamo infatti che il solstizio d'inverno (oggi attorno al 22 dicembre), ossia il momento in cui il sole raggiunge la sua minima altezza sull'orizzonte, è stato adottato come giorno sacro dalle più antiche manifestazioni rituali dell'umanità, dato che rappresenta la fine dell'oscurità e l'inizio di un periodo in cui la luce e il calore del sole sono via via crescenti.
Sono com'è noto innumerevoli le tracce archeologiche appartenenti alle più disparate civiltà che attestano la celebrazione del solstizio. Questa tradizione antichissima, derivata dal fatto che tutti i nostri antenati erano portati per ovvie ragioni a scrutare i moti del cielo più di quanto noi guardiamo la televisione, portò a una trasformazione delle celebrazioni del solstizio all'interno di ciascun pantheon. Così, in corrispondenza del solstizio, i Romani celebravano i Saturnali, in cui Saturno protettore dell'agricoltura esortava i suoi fedeli a scambiarsi doni beneaugurali e a dar fondo alle scorte in previsione della primavera prossima; in Egitto vi erano feste in onore di Horus; in Grecia per Dioniso e in Europa del Nord per Baldr, figlio di Odino e Frigg. Nel 264 l'imperatore Aureliano, grande promotore del culto del sole, inaugurò il Natalis Solis Invicti, ossia la nascita del Sole invitto da festeggiarsi appunto il 25 dicembre. La decisione di Aureliano cadde in un periodo in cui l'impero era attraversato da grandi fermenti spirituali: il cristianesimo era diffuso ma non era ancora un culto affermato o dotato di forza politica e soprattutto non aveva ancora fissato molte delle sue attuali date liturgiche.
Solo nel corso del IV secolo patriarchi, vescovi e intellettuali cristiani – in un processo non privo di esitazioni e tentennamenti, ma che non riusciremo mai a mettere in luce veramente - identificarono nel 25 dicembre il momento in cui celebrare la nascita di Gesù Cristo, “vero sole”. Esitazioni e tentennamenti perché questa distruzione di memorie (l'insieme delle festività pagane), operata tramite la sostituzione con una “nuova memoria” costruita artificialmente, non fu facile né indolore. Non solo la data della nascita di Cristo venne fissata in date diverse (25 aprile, 24 giugno, 6 gennaio), ma la definitiva fissazione al 25 dicembre venne accettata lentamente dagli stessi cristiani, che per anni, nel corso del IV secolo, la percepirono come festa “nuova”, dalle basi storiche non solide.
La lettura dei padri della Chiesa è in questo senso molto interessante. Agostino più volte esorta i fedeli dicendo loro di ricordarsi «che festeggiamo in questo giorno non per la nascita del sole, ma per onorare colui che lo ha creato», segno evidente che il retaggio pagano era duro a morire. Prima di Agostino fu Giovanni Crisostomo – letteralmente “bocca d'oro”, celebre per i suoi trattati anti-giudaici – a scrivere nel 386 un'omelia sulla festa della Natività, in cui enunciò tre prove della nascita di Cristo al 25 dicembre.
La prima sarebbe data dalla sollecitudine con cui la data è stata accettata dai cristiani, il che oggi non ci stupisce per nulla dato che sappiamo che il giorno era celebrato e onorato da più di un secolo e il solstizio da millenni.
La seconda è data dalla menzione evangelica (Luca 2,1) del censimento indetto da Augusto nei giorni immediatamente precedenti la nascita di Gesù. All'obiezione che non si sapeva con certezza di quale censimento il Vangelo parlasse, Giovanni rispondeva asserendo che l'informazione veniva direttamente da Roma dove tenevano i registri dei censimenti e quindi era vera. Peccato che l'anno del censimento non sia certo neppure oggi, dato che Ottaviano Augusto indisse tre censimenti universali: nel 28 a.C. (quando era ancora console), nell'8 a.C. e nel 14 d.C. Il censimento dell'8 a.C. è quindi semplicemente quello più probabile. Oltretutto l'anno della nascita Cristo e quello del censimento hanno ben poco a che fare con il giorno del parto, nulla cioè dicono sul 25 dicembre.
La terza prova sarebbe data dal dal momento in cui Zaccaria ricevette la felice notizia che sua moglie Elisabetta – poi madre di Giovanni Battista - si trovava in stato interessante. Dato che Maria rimase incinta (secondo i Vangeli) quando Elisabetta era gravida di sei mesi, basterebbe – per Giovanni Crisostomo – sapere la data del concepimento dell'una per ricavare quello dell'altra e da lì anche le date dei rispettivi parti. Ragionamento ineccepibile, se non che, per dimostrare che il concepimento di Elisabetta si produsse alla fine di settembre, il nostro si impegna in una arzigogolata e dotta disquisizione sulle feste ebraiche con abbondanza di citazioni bibliche. Secondo questa ricostruzione alquanto dubbia Elisabetta concepì comunque alla fine di settembre, quindi l'annunciazione alla Vergine ci fu alla fine dei marzo, indi il parto di Gesù Cristo avvenne alla fine di dicembre.
E' evidente che un simile calcolo, fatto a 386 anni dalla presunta data della nascita di Cristo e sulla base di prove così inconsistenti, giunse a valle e non a monte di un passaggio dal rito pagano a quello cristiano che si era già prodotto nei fatti. In sostanza, Giovanni Crisostomo spiegò la data non tanto per inaugurare un rito nuovo, ma per motivare la prima diffusione di una festività, probabilmente sorta a Roma e poi diffusasi nella parte orientale dell'Impero, che era percepita ancora con dubbi e sospetti dai fedeli.
Auguri a tutti!
L'omelia di Giovanni Crisostomo- se la volete leggere - si trova in rete in latino qui
e in francese qui.
Bibliografia minima
Michael Kunzler, La liturgia della Chiesa, Jaca Book, 2003
Pietro Rentinck, La cura pastorale in Antiochia nel IV secolo, Pontificia Università Gregoriana, 1970







Commento di
jellybirds
del 17-06-2010 alle 23:03:
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