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Historycast


29/12/2009

Pio XII, eroe per?

papa pacelli

Il 19 dicembre scorso papa Benedetto XVI ha fatto una mossa inaspettata. Firmando un decreto presentatogli dalla Congregazione delle cause dei santi ha ufficialmente confermato che due pontefici della nostra storia recente – Giovanni Paolo II e Pio XII – avevano “virtù eroiche”. L'attestazione, secondo la procedura canonica, li ha resi così entrambi idonei a divenire beati in tempi brevi. La sorpresa, come tutti i giornali hanno riportato, non riguarda il nome di Karol Wojtyla, la cui “santità” ha numerosi sostenitori, ma il secondo papa, Pio XII, al secolo Eugenio Maria Giuseppe Giovanni Pacelli, che sedette sul soglio di Pietro (1939-1958) mentre Roma e l'Europa intera vivevano l'incubo della shoah.

Su papa Pacelli storici e intellettuali hanno restituito ritratti talvolta profondamente divergenti soprattutto in relazione al comportamento da lui tenuto di fronte al nazismo. C'è stato chi ha sottolineato il suo silenzio ufficiale (e quindi colpevole) nei confronti dei crimini nazisti e chi ha evidenziato invece come tale silenzio nascondesse invece un impegno effettivo a protezione di coloro che erano minacciati dalla prospettiva dei campi di sterminio; c'è stato chi ha sostenuto una sua presunta collaborazione alla fuga di gerarchi nazisti al termine della seconda guerra mondiale e chi invece ha spiegato molte delle sue scelte appellandosi a un'ideologia fortemente anticomunista, giustificata dal contesto internazionale.

La firma del decreto da parte dell'attuale pontefice ha scatenato non poche polemiche sulla stampa, per lo più alimentate dalle comunità ebraiche, scandalizzate che si potesse indicare come potenziale beato una persona sospettata di aver favorito o – al meglio – di non aver sufficientemente osteggiato lo sterminio degli ebrei da parte dei nazisti.

La vicenda è estremamente interessante e complessa e meriterebbe una puntata intera di Historycast, che però sarebbe fatalmente inesatta perché la documentazione vaticana su Pio XII è ancora secretata. Gli archivi che lo riguardano sono ancora chiusi e quindi molta parte del suo operato rimane inesorabilmente in ombra. Li potranno consultare i membri della commissione incaricata di stilare il dossier per la sua beatificazione? Ne dubitiamo perché, per fare un lavoro appena appena dignitoso, ci vorrebbe un'équipe nutrita di storici indipendenti e qualche anno di duro lavoro. Nel frattempo gli studiosi possono lavorare solo sulla documentazione “aperta” che, per quanto interessante come quella emersa di recente dagli archivi britannici, da sola non basta a consentire una ricostruzione scientificamente accettabile. E quindi?

Nell'attesa che sia finalmente consentito agli storici di fare il proprio lavoro, alcune considerazioni possono tuttavia essere fatte sul gesto in sé, ossia sul decreto firmato da Benedetto XVI. Perché lo ha fatto? Perché ora?

Qualcuno lo ha accusato di voler “riscrivere la storia” del primo Novecento in un'ottica prettamente vaticana, ma questa ci sembra una osservazione risibile. In primo luogo il Vaticano non ha il potere di riscrivere la storia – ossia di influenzare in maniera determinante la comunità internazionale degli storici - e certo non lo può fare il recente decreto o la futura probabile beatificazione; in secondo luogo gli intellettuali cattolici hanno tutti i diritti di presentare una propria interpretazione dei fatti così come lo fanno e lo faranno storici di altra derivazione.

Corrado Augias
su Repubblica ha notato come il decreto sia stato firmato in prossimità con la vigilia della visita del Papa in sinagoga a Roma (prevista per il 17 gennaio 2010) e ha quindi vi ha visto un possibile stratagemma politico per far meglio digerire la scelta alla comunità ebraica romana. L'ipotesi è condivisibile, ma ancora non spiega “perché” il pontefice abbia sentito la necessità proprio in questo momento di accelerare il processo di beatificazione di una figura così controversa.

Un'idea in proposito osiamo presentarla anche noi di Historycast. Ai nostri lettori il giudizio sulla sua bontà...

L'attuale pontificato si è distinto – per ora – per aver preso posizioni molto rigide e forti su alcuni temi particolari relativi al vasto e complesso campo della bioetica. Tutti ricordiamo le dichiarazioni durissime della curia sul caso Englaro e i ripetuti appelli contro le leggi per il testamento biologico o l'uso delle cellule staminali o contro le richieste di modifica della terribile legislazione italiana sull'inseminazione artificiale. In questo momento, insomma, pensiamo che alla curia romana la questione ebraica interessi assai poco rispetto ai temi bioetici che sono invece fortemente attuali in Italia e nel mondo.

Pio XII è stato
, nel bene e nel male, il pontefice che più si è espresso in proposito, non solo per la celebre enciclica Humani Generis, ma anche con decine e decine di discorsi pubblici e radiomessaggi indirizzati alla comunità dei medici e degli scienziati, oltre che alla popolazione comune. Si tratta di una documentazione ovviamente aperta e facilmente consultabile, dato che è stata pubblicata in ben 20 volumi dalla stessa tipografia vaticana. Esaminando questi documenti gli studiosi di bioetica hanno evidenziato il ruolo determinate di papa Pacelli nel definire gli attuali dogmi e regole della chiesa cattolica in tema di eutanasia, trattamento in fine vita, aborto, inseminazione artificiale, concepimento.

Furono interventi numerosi e mai casuali, anzi in un certo senso sollecitati dalla storia e paradossalmente proprio dal nazismo. Molti discorsi a salvaguardia dell'idea cattolica di essere umano furono infatti sollecitati a Pio XII dall'operato degli scienziati nazisti nell'ambito della eugenetica, oltre che dai progressi scientifici mondiali nel settore.

I crimini nazisti, in un certo senso, spinsero papa Pacelli ha intervenire ripetutamente sul tema della tutela della vita “voluta” da Dio, ossia sull'autonomia decisionale dell'uomo rispetto a un'esistenza che – nell'idea cattolica – non gli appartiene totalmente.

Data l'attualità del tema e l'impegno mostrato da papa Ratzinger in questi anni per evitare che la legislazione italiana ed europea aprisse a pratiche per lui peccaminose e ingiuste, crediamo che la scelta di promuovere le “virtù eroiche” di Pio XII sia motivata proprio da questo. Indicare un eroe è infatti, per comunità, gruppi e poteri, un tipico “uso della storia” al fine di indicare alle generazioni presenti e future un modello, una linea che dovrebbe essere seguita.

Pio XII, per quanto figura non ancora chiarita, non è certo stato un eroe della lotta contro il nazismo e quindi non potrebbe mai essere indicato come esponente della “foresta dei giusti”, ma è stato indubbiamente un fondatore e un baluardo dell'attuale linea cattolica in ambito bioetico. Da qui, crediamo, la scelta.



Le norme che regolano la procedura di canonizzazione si possono leggere qui.
La risposta del vaticano alle critiche si può invece leggere qui.

Approfondimenti su Pio XII

  • Discorsi e radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, 20 voll., Tipografia Vaticana, 1941-1958
  • Fiorenzo Angelini, Pio XII: discorsi ai medici, Orizzonte Medico 1960
  • Giovanni Miccoli, I dilemmi e i silenzi di Pio XII, Rizzoli 2000
  • Andrea Tornielli, Pio XII. Eugenio Pacelli: un uomo sul trono di Pietro, Mondadori, 2007
  • Elio Sgreccia, Manuale di bioetica, Vita e Pensiero, 2007

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Commento di

jellybirds

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