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Historycast


10/01/2010

Monumenti e vie d'Italia

Monumento a Giuseppe Mazzini a Genova

Infuriano in questi giorni sulla stampa le polemiche relative alla proposta del sindaco di Milano Letizia Moratti di intitolare un parco o una via pubblica a Bettino Craxi.  L'evento ha spinto un ascoltatore di Historycast a richiedere un intervento in Storiusando non sul fatto in sé - se ne leggono fin troppi sui giornali - ma sul fatto che le intitolazioni pubbliche tendano nel tempo  a moltiplicarsi e sovrapporsi creando talvolta situazioni paradossali.
Ci ha fatto notare infatti Giuseppe Canepa che a a Genova, in piazza Corvetto, c'è un monumento dedicato a Vittorio Emanuele II. Poco più in là - ma praticamente sulla stessa piazza perché dista 100-200 metri - ce n'è un altro dedicato a Giuseppe Mazzini. «Dato che il primo ha condannato il secondo a morte per ben due volte», si chiedeva il sig. Canepa «uno dei due monumenti non è forse di troppo?».

In questa foto tratta da Wikipedia è possibile vedere il monumento a Vittorio Emanuele II e sullo sfondo quello in onore di Mazzini


Siamo andati ad approfondire un po' e - anche grazie all'aiuto del sig. Canepa - abbiamo trovato che il sovraffollamento di titoli contrastanti nell'area di Piazza Corvetto è effettivamente curioso. Non tanto però per la vicinanza tra Mazzini e il primo re d'Italia...
Vero che i rapporti tra i due non erano idilliaci, ma la condanna a morte in contumacia crediamo fu solo una nel 1858 (la prima avvenne infatti nel 1932 sotto il regno di Carlo Alberto) e fu seguita l'anno successivo da una famosa lettera del Mazzini al futuro re d''Italia, che esaltava l'amor di patria sopra la pur fervente fede repubblicana. 
Vero è che al momento della morte a Pisa, il 10 marzo 1872, la polizia del nuovo Regno d'Italia stava nuovamente per arrestarlo, ma è altrettanto vero che i funerali solenni svoltisi proprio a Genova sette giorni dopo videro la partecipazione di circa centomila persone.
Insomma anche se Giuseppe e Vittorio non furono certo amici e spesso si trovarono su fronti opposti, il rapporto tra i due era comunque più complesso e articolato di quello che comunemente si crede. E in ogni caso la vittoria della monarchia sabauda non sradicò l'anima popolare e democratica del risorgimento italiano: entrambi i fattori giocarono infatti il loro ruolo nel percorso unitario.
Non sappiamo quindi, ne potremmo mai sapere, se Mazzini avrebbe alla lunga accettato di essere onorato così a stretto contatto con il re che lo aveva condannato, ma che aveva in fondo anche portato all'unità della nazione. Di una cosa siamo però sicuri: avrebbero certo rifiutato il monumento al re le centinaia di vittime del sacco di Genova del 1849 che sono ricordate in una lapide nella Chiesa del Padre Santo, vicinissima ai monumento di piazza Corvetto!!

Quella sì fu indubbiamente una rivolta anti-Vittorio Emanuele II. Avvenne infatti praticamente all'indomani dell'abdicazione di Carlo Alberto e della firma, posta da  Vittorio Emanuele II, all'armistizio del Vignale che cedeva agli Austriaci la fortezza di Alessandria ed il controllo dei territori compresi tra il Po, il Sesia e il Ticino, oltre a rifondere i danni di guerra con 75 milioni di franchi francesi.
La rivolta di Genova,
dove certamente fiorivano gli ideali repubblicani, venne sedata brutalmente nel sangue dai bersaglieri inviati dal re e  guidati dal generale Alfonso La Marmora. Non è dato sapere quante furono le vittime del pesante bombardamento e delle successive azioni di repressione perpetrate da militari, ma è certo che quella del sacco di Genova fu una pagina nera della storia risorgimentale, resa ancora più scura dalla lettera d'elogio che il re scrisse a La Marmora (aprile 1849), dove i rivoltosi venenro definiti vile et infecte race de canailles (vile e infetta razza di canaglie).
Non si sa quanti morti del '49 siano effettivamente sepolti nella chiesa del Padre Santo ma dubitiamo che sarebbero contenti di sapere di giacere così vicini al monumento che onora il proprio carnefice. Di recente ne sono stati abbastanza scontenti i loro "eredi", pronipoti e pro-pronipoti del Movimento Indipendentista Ligure, al punto da sollecitare una reazione formale del consiglio comunale di Genova, che nel 2008 ha posto una "contro lapide" sul monumento a Vittorio Emanuele II.
E ora alcune cosiderazioni finali (e poi ogni lettore tragga le sue!).

*Se un obiettivo comune è stato raggiunto (come ad esempio l'unità d'Italia) la memoria dei posteri vincitori tende ad appiattire i ruoli dei protagonisti, a metterli tutti sulla medesima linea, anche se in origine erano su posizioni fortemente contrastanti. Ecco così che abbiamo le statue di Mazzini e Vittorio Emanuele che si guardano e si salutano.

*Se la ferita impressa a una comunità è profonda, tale appiattimento normalmente è ridotto: se più persone ricordano, più interpretazioni si accavallano, se più visioni del passato convivono la storia viene vista più in profondità. Capita così il paradosso: la città che onora il re, può decidere di disonorare ciò che in passato ha onorato ponendo "lapidi" e "contro-lapidi".

*Il titolo a una via o a una piazza
o a un monumento non dovrebbe rispondere a una scelta meramente partitica o propagandistica di una fazione, ma a un sentimento popolare che il rappresentante politico raccoglie e interpreta, giusto o sbagliato che sia. Tale scelta potrà poi mutare nel tempo come muta il nostro giudizio su ciò che è stato.

*Non so se intitoleranno una via a Craxi, ma visto quello che è successo al primo re d'Italia a Genova, non riesco nemmeno a immaginare quante contro-lapidi spunterebbero in tutti gli angoli del nostro paese!!!

Bibliografia minima
I moti genovesi del '49: testi e documenti dell'epoca
, a cura di L. Balestreri,  Genova, Realizzazioni Grafiche Artigiana, 1967
A.M. Banti, Il Risorgimento, Volume 22 di Storia d'Italia, Torino, Einaudi, 2007
L. La Puma, Giuseppe Mazzini: democratico e riformista europeo, Firenze, S. Olschki, 2008

 

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Commento di

jellybirds

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